Vento... vorrei volare nel cielo sospinto dal vento come un aquilone...
Vento, vorrei essere vento. Null'altro!
Vento... vorrei volare nel cielo sospinto dal vento come un aquilone...
Vento, vorrei essere vento. Null'altro!
Cos'è il silenzio?
Il silenzio è ogni suono che mi faccia stare bene...
Il rumore del mio respiro, il battere e levare del mio cuore, il rumore del vento fra i rami degli alberi e sulla mia pelle....
Cos'è il silenzio?
Il silenzio è ogni suono che mi faccia stare bene...
Il rumore del frangersi delle onde del mare sugli scogli, il rumore del motore della mia moto, del canto degli uccelli.
Cos'è il silenzio?
Il silenzio è ogni suono che mi faccia stare bene...
Il rumore della mia solitudine, quello dei ricordi, quello della punta della matita che scorre sul foglio bianco.
Cos'è il silenzio?
Il silenzio è ogni suono che mi faccia stare bene...
Il rumore del caffè che sale, delle pagine sfogliate e della pioggia battente sul tetto...
Cos'è il silenzio?
Il silenzio è ogni suono che mi faccia stare bene...
E non sempre il silenzio mi basta.
Finalmente è arrivata.
Era da troppo tempo che la terra la chiamava, la desiderava...
E finalmente ieri è arrivata. Lei, la pioggia!
Pioggia benedetta. Un toccasana per la natura che da troppo tempo soffriva la sete. Che sgorga copiosa e nutriente da quelle nuvole così cariche da sembrare enormi seni gonfi di latte.
Ed è arrivata in maniera dolce. Perfetta.
Prima leggera, poi intensa... per poi offrire una tregua.
Giusto il tempo per far sì che la terra potesse assorbirne l'eccesso. Senza traumi, senza danni. Come in altri luoghi, altre volte ha fatto! Questa volta no. E' stata una buona pioggia. Una brava pioggia.
Per una terra oramai resa troppo dura dalla siccità, la giusta medicina. E poi... all'improvviso ancora. E poi ancora e ancora. Pioggia. Una magnifica acqua dal cielo...
Prima forte, scrosciante. E poi di nuovo una tregua, con il sole che si affaccia, reso ancora più accecante in questo gioco fra luci e ombre... E poi vento. Forte. Presente.
Di quelli che ti avvolge. Che ti scuote. Che ti rigenera.
Di quelli che sembra ti voglia portare via con sé... Di quelli che pulisce dentro e ti fa sentire il sapore della vita nei polmoni.
Che pulisce il cielo, l'anima, che spazza via i brutti pensieri e fa posto ai ricordi, quelli belli. Vento che ti parla, ti urla.
E poi, come testamento, il profumo di una terra bagnata. Il profumo di umido, di muschio... finalmente d'autunno.
Ieri ero a Genova per l'allestimento della mostra di Giovanni Maranghi (vedi QUI).
Ad un certo punto, ricevo una telefonata. Direi strana. Curiosa.
Dall'altra parte del telefono, una voce femminile e decisamente giovane. Mi invita a rispondere ad una intervista.
L'autrice, una giovane laureanda della quale non ho capito nulla ma presto vi farò sapere, fra le tante domande che mi pone, mi chiede qual è l'opera più romantica dell'arte contemporanea...
Ho dovuto rifletterci un po'... Ma l'opera che mi tornava alla mente di continuo è L'UOMO CHE MISURA LE NUVOLE di Jean Fabre.
Si, ho risposto così:
L'UOMO CHE MISURA LE NUVOLE...
E' vero che l'autore si è ispirato a Robert Stroud* e che forse il romanticismo che ci vedo io in realtà non esiste nel pensiero dell'artista.
Ma lasciatemi sognare.
E' un'opera che, come dissi tempo fa, mi scuote l'anima. Ed in questo momento della mia vita ne ho bisogno ancora di più.
Ho bisogno di scosse. E il solo ricordo di quest'opera (l'ho vista a Firenze tempo fa) mi commuove.
E il ricordo, spesso, è come un alito di vento... Mi fa stare bene.
Ma torniamo all'intervista... penso di avere risposto ad una trentina di domande. Una più complessa dell'altra ma l'unica che ricordo è questa... Dove sarà pubblicata? non ne ho la più pallida idea... suppongo in una tesi... Presto, spero, lo scoprirò...
Intanto, alzo gli occhi al cielo e... guardo le nuvole.
*...L'uomo che misura le nuvole si ispira dall'affermazione che l'ornitologo Robert Stroud pronunciò nel momento della liberazione dalla prigione di Alcatraz, quando dichiarò che si sarebbe d'ora in poi dedicato appunto a “misurare le nuvole”... Da ARTRIBUNE
Mi piace scendere in spiaggia all'alba. Quando ancora non c'è nessuno. Ancora di più mi piace quando "c'è mare". Come un paio di giorni fa!
Quando il cielo è gravido di una pioggia che non ci sarà e l'aria è colma di salsedine. Quando il rumore è assordante e la canicola è mitigata dal vento. Quando gli schizzi bagnano i vestiti ed è subito fresco.
Tutto ciò mi fa sentire vivo. Piccolo, minuscolo ma presente. Una insignificante tessera di questo enorme mosaico chiamato universo.