La tristezza è causata dall'intelligenza. Più comprendi certe cose, e più vorresti non comprenderle.
Guardo il mare... penso... aspetto... Aspetto, penso e guardo il mare...
Di nuovo attese... Di nuovo quegli attimi infiniti...
Ebbene sì, rieccomi a combattere di nuovo con l'attesa.
L'unica attesa che oramai considero tale.
Quei tempi infiniti di attesa che riempiono gli istanti che passano da quando fai gli esami di controllo a quando arrivano i risultati.
Un giorno, massimo due.
Senza il tic-tac del tempo che passa, senza il giorno né la notte, senza la voglia di fare, di parlare, di dire...
Uno o due giorni Senza... Senza fiato, senza vita. In apnea, sperando di trovare ancora un po’ di ossigeno quando tornerai a respirare…
Di questo sono fiero:
di essere invecchiato senza essere diventato adulto;
di avere ancora la capacità di commuovermi davanti alla natura;
di sapere di non sapere come sosteneva Socrate.
Sono fiero di mio figlio, di quello che ho costruito e di quello che lascerò.
Sono fiero del fatto che qualcuno si ricorderà di me e di come io mi ricordo oggi, di ognuno di loro.
Sono fiero di me, di come ora guardo il mare e affronto la vita istante dopo istante...
Che cosa è il disegno? Difficile dare una risposta che non sia prettamente tecnica ma, fra le pagine del libro che sto leggendo, POTEVO DIVENTARE MILIONARIO HO DECISO DI ESSERE UN VAGABONDO - la vita di John Muir di Alexis Jenni, ho scovato una definizione poetica del disegno, che non mi ha lasciato indifferente...
La voglio condividere con voi...
"...Sale sul North Dome, disegna. Su questa semisfera di granito che domina la vallata non ci sono sofferenze, non ci sono momenti neri e vuoti, non ci sono sofferenze, non ci sono angosce venute dal passato né paure dell'avvenire. Il paesaggio è riempito in modo così compatto da tutta la bellezza di Dio che nessuna speranza meschina né alcuna mediocre esperienza personale può farsi spazio.
L'acqua, la semplice acqua che scorre dalle cascate è esaltante come champagne, l'aria lo elettrizza a ogni inspirazione, ogni movimento è una gioia, e l'assenza di movimento anche. L'intero suo corpo percepisce la bellezza che si dispiega intorno a lui, come quando seduti davanti a un fuoco se ne sente tutto il calore.
Posato come una mosca sul masso di granito liscio come un cranio, disegna. Disegna sempre così ingenuamente, ma con sincerità e con concentrazione. Capisco questa pratica, lo faccio anch'io: disegnare senza avere un particolare talento, senza avere una grande abilità ma con entusiasmo. Ciò che conta è l'atto, perchè l'atto di disegnare è una forma attiva di contemplazione, una forma di concentrazione estrema su due dimensioni nello stesso tempo, benché di grandezze incommensurabilemente diverse: la mina appuntita della matita che scivola sulla carta e la punta acuta della coscienza, che si affanna a cogliere la totalità del paesaggio nel quale siamo seduti.
Qui si pone la questione: come cogliere un paesaggio? Il paesaggio racchiude, ha un effetto potente che è difficile da definire, pone un enigma sempre vicino ad essere risolto, ma poi no, non lo è mai, è come una parola sulla punta della lingua, una lingua che è il corpo intero.
Il gesto sul foglio lascia una traccia legata a ciò che si vede, ed è questo filo disegnato, attraverso una forma di allucinazione, che finisce per coglierlo; qualsiasi cosa si intenda con questo termine.
In un paesaggio si può presagire la stessa inquietudine che Sant'Agostino ha provato di fronte a Dio, cosa che non è fuori luogo dato che Muir vede tutto attraverso il prisma del divino: "Tu sei nel più intimo di me, e allo stesso tempo Tu mi contieni", scriveva questo Santo introspettivo, e questo può descrivere il rapporto con il paesaggio.
Disegnare solleva, calma, canalizza il corpo che altrimenti si agiterebbe in vano; disegnare permette di vedere meglio con gli occhi che saltellano da un punto all'altro, permette di afferrare il mondo e di percepirsi al suo interno. La qualità del risultato non ha importanza, quando ci si sveglia da questo momento in cui ci si è nutriti del paesaggio si può anche ripartire dimenticandosi del foglio, non ci mancherà, tutto si è compiuto nel momento del disegno..."
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Vi siete mai soffermati ad osservare il lavoro di una vespa? Io l'ho fatto l'altra mattina... Ha dello straordinario!
Sinceramente al contrario delle api, non conosco quale contributo, quale beneficio, possano portare; quale sia la loro funzione in natura... Ma sicuramente, anche loro avranno dei validi motivi per essere qui in mezzo a noi...
Ma torniamo al dunque. Stavo facendo colazione.
Lei è arrivata. Ha iniziato a girare intorno al mio piatto...
La prima volta l'ho scacciata. La seconda anche... alla terza, l'ho lasciata fare...
Con un po' di diffidenza allora, ha provato più volte a posarsi sulla fetta di prosciutto che avevo "posteggiatto" nel piatto...
Dopo diversi tentativi e un po' più di coraggio affronta il pericolo... "Atterra". Ancora però, non è sicura. Si rialza in volo.
Volteggia un po' e si riposa sulla fetta di suino.
A quel punto, sicura di poter lavorare indisturbata, inizia a tagliare... Il tutto dura diversi minuti. Sfidando la fisica poi, riesce a staccare e portarsi via un bel pezzo del prelibato boccone...
Scompare alla vista... chissà... Sarà tutto per lei? O lo dividerà con qualcuno?...
Sta di fatto che non mi ero mai soffermato ad ammirare questo, tanto straordinario quando ordinario, miracolo della natura.
Sono felice di averlo fatto, e non averla scacciata come l'istinto mi avrebbe suggerito fare...
La bellezza di tutto ciò, di questo semplice atto per la sopravvivenza, mi pervade.
L'immagine di questa vespa così laboriosa ed impegnata nel suo fare, mi accompagnerà per il resto della giornata. Gliene sono grato. Sono sereno.